“Per un Veneto in Classe A: insieme per un futuro sostenibile”. Regione del Veneto ed ENEA uniscono le forze per promuovere l’efficienza energetica


La Regione del Veneto e l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA) promuovono la campagna “Per un Veneto in Classe A: insieme per un futuro sostenibile”, una nuova iniziativa per diffondere la cultura dell’efficienza energetica sul territorio regionale. L’iniziativa rientra nell’ambito di una più ampia collaborazione tra Amministrazione regionale ed ENEA, avviata nel 2022 con la formalizzazione del Protocollo d’intesa tra i due Enti e concretizzata con i successivi Atti Esecutivi. ENEA ha realizzato una serie di materiali informativi e formativi (brochure, manuali, linee guida, un sito interattivo, press kit, strumenti vari per la diffusione di buone pratiche e progetti pilota e altri strumenti comunicativi tra cui moduli di formazione e-learning), che verranno distribuiti sul territorio regionale, per sensibilizzare le numerosi parti interessate sull’importanza di ridurre i consumi energetici e adottare soluzioni più sostenibili.

L’obiettivo è quello di fornire indicazioni pratiche e suggerimenti utili per diffondere una cultura del risparmio energetico e sostenere comportamenti virtuosi, in linea con le strategie individuate nel Nuovo Piano Energetico Regionale in via di approvazione definitiva ed accelerare il processo di transizione energetica nel nostro Paese.

I destinatari della campagna di comunicazione sono:

  • i cittadini, famiglie e studenti a cui vengono forniti consigli per una cultura del risparmio nella propria abitazione, abbassando i costi in bolletta, riducendo i consumi, le emissioni di gas nocivi e mitigando il cambiamento climatico,
  • la Pubblica Amministrazione,
  • le grandi imprese e PMI,
  • gli Istituti bancari.

Approfondisci le informazioni e accedi ai materiali pubblicati nel portale web della Regione Veneto

La Bussola per la competitività: la strategia della Commissione Europea


La Commissione UE ha presentato la strategia dell’esecutivo europeo (il Competitiveness Compass) per dare slancio al sistema produttivo europeo soprattutto nei settori economici a più alta intensità tecnologica così da poter confrontarsi in modo più paritario, principalmente rispetto a Stati Uniti e Cina, snellendo la burocrazia, attuando un regime giuridico unico in modo da semplificare la vita alle imprese e razionalizzando i finanziamenti, anche grazie alla creazione di un fondo per la competitività.

Riduzione delle emissioni del 90% entro il 2040 e neutralità carbonica al 2050 rimangono gli obiettivi ambiziosi dell’UE, ai quali – partendo dalle indicazioni del Rapporto Draghi – si aggiungono una serie di proposte che puntano ridurre la dipendenza dai Paesi extra Ue nei settori strategici e fanno riferimento a 3 pilastri:

  1. spingere sull’innovazione tecnologica per stare al passo con i competitor globali;
  2. decarbonizzare l’industria, anche i settori hard to abate, senza compromettere la crescita;
  3. garantire una maggiore sicurezza diversificando le catene di approvvigionamento soprattutto sulle materie prime strategiche.

Tra le prime misure previste dal cronoprogramma che accompagna la strategia, per il 2025 rientrano:

  • un intervento per favorire la nascita di gigafactories per l’IA in Europa;
  • un piano per diminuire i prezzi dell’energia. Elemento essenziale del piano saranno gli investimenti sulle reti elettriche continentali per accompagnare il progresso verso un sistema energetico a zero emissioni nette, ridurre i rischi di limitazione delle energie rinnovabili e sfruttare i vantaggi del mercato unico dell’energia;
  • la creazione di una piattaforma per gli acquisti comuni di materie prime critiche, fondamentali per le due transizioni ecologica e digitale;
  • la strategia per la water resilience;
  • un aggiornamento della legge sul clima.

Scarica il Competitiveness Compass  

Rapporto GREENITALY 2024


“GreenItaly” è una ricerca, promossa da Fondazione Symbola, Unioncamere e Centro Studi Tagliacarne, pubblicata annualmente, che si propone di evidenziare come l’Italia sia in grado di cogliere le grandi sfide ambientali puntando su innovazione e ricerca, sviluppando il valore economico delle imprese e del Paese.

Il quindicesimo rapporto GreenItaly, cerca di dare una panoramica sulla green economy in Italia e fotografare lo stato dell’arte rispetto agli obiettivi comunitari e globali, attraverso numeri, trend e oltre 200 case histories. L’immagine che emerge dal Rapporto rappresenta un’Italia che, da una parte continua a rafforzare alcuni aspetti sui quali da anni detiene una posizione di leadership,  dall’altra – per altri aspetti legati alla transizione – rischia di rimanere indietro agli altri Paesi.

Un rapido sguardo globale
  • Per raggiungere gli obiettivi climatici, durante la COP28 i governi hanno concordato la necessità di triplicare la capacità rinnovabile globale entro il 2030, insieme al raddoppio dell’efficienza energetica. La sfida alla decarbonizzazione diventa fondamentale per aumentare la competitività e permettere la crescita dell’UE.
  • Nel 2023, per la prima volta, la produzione delle energie rinnovabili ha raggiunto la quota del 30% nel mix elettrico globale, per ben 69 Paesi ha superato il 50%. Le prospettive per il 2025 vedono le rinnovabili raggiungere il 35%, superando, oltre alla generazione da gas, anche quella da carbone. E nel 2023, le rinnovabili hanno rappresentato l’86% della nuova capacità installata globalmente, lasciando marginali le nuove installazioni da fonti non rinnovabili (carbone, nucleare, gas), a sottolineare che le rinnovabili, se fatte bene, sono convenienti.
  • L’Unione Europea mantiene forte il suo impegno e volontà di affermare un’economia più circolare e resiliente. I nuovi regolamenti e direttive europee chiamano numerosi settori fondamentali dell’economia europea e italiana a riorganizzare i propri business e strategie in un’ottica sempre più circolare, con l’obiettivo di renderli più competitivi internazionalmente e incentivare la trasparenza (ad es. imballaggi e rifiuti da imballaggio, Regolamento Ecodesign, Direttiva sul “Right to Repair”, informazioni green sui prodotti e sulle performance ambientali del proprio business). Un percorso impegnativo che metterà alla prova le imprese italiane di svariati settori in termini tecnologici e innovativi, economici e di reputazione.
Uno sguardo più approfondito sull’Italia
  • Nel 2023 a fronte di un aumento della produzione nazionale di fonti energetiche dell’4,1%, le importazioni nette di energia sono diminuite del 9,9%. Le rinnovabili hanno coperto complessivamente il 36,8% della domanda di energia elettrica, con una crescita anche nel primo semestre del 2024 (+27,3% sul 2023) e una copertura da fonti rinnovabili pari al 43,8% del fabbisogno, superando, per la prima volta, la produzione da fonti fossili;
  • l’Italia (nazione povera di materie prime) si conferma leader sul fronte del recupero di materia, raggiungendo una capacità nell’avvio a riciclo dei rifiuti totali (urbani e speciali) del 91,6% (2022), un tasso di gran lunga superiore alle altri grandi economie europee, Germania (75,3%), Francia (79,9%) e Spagna (73,4%), e alla media UE-27 (57,9%). Con un tasso d’uso di materia seconda pari al 18,7% (2022), poco distante dal primato della Francia (19,3%). Grazie al forte utilizzo di materie prime seconde, l’industria manifatturiera italiana ha evitato consumi energetici per circa 16,4 milioni di Tep (2022), equivalente all’11,8% del totale dell’energia primaria consumata in Italia, e ha evitato emissioni climalteranti per 55 milioni di tonnellate di CO2eq (2022), pari al 14,2% delle emissioni lorde italiane;
  • con un tasso di riciclo effettivo al 75,3%, l’Italia si conferma leader, in Europa, anche nel riciclo per i rifiuti di imballaggio, raggiungendo in anticipo gli obiettivi fissati dalla normativa (tra le filiere virtuose: quella della carta con tasso di riciclo al 92,3%, del vetro con il 77,4% e dell’acciaio con l’87,8%). La filiera degli imballaggi in plastica e bioplastica, con il tasso di riciclo più basso tra i rifiuti (48%), è il settore con il più rapido tasso di crescita. Inoltre, con il riciclo organico della plastica biodegradabile e compostabile entrato a regime, sono state riciclate oltre 44 mila tonnellate;
  • anche nel comparto degli oli minerali usati, l’Italia si conferma eccellenza in Europa con il 98% del totale raccolto rigenerato in basi per lubrificanti, oli leggeri e altri prodotti petroliferi. Per quanto riguarda l’avvio a riciclo, l’attività di recupero di PFU (pneumatici fuori uso) ha permesso al Paese di risparmiare oltre 81 mln di euro sulle importazioni di materie prime ed evitare emissioni in atmosfera per 297.000 ton di CO2eq, evitare prelievi di materie prime per 274 mila tonnellate e consumi di acqua di 1,2 mln di m3;
  • le comunità energetiche (CER) rappresentano ancora una nicchia nella maggior parte dei mercati energetici europei e attualmente si stimano circa 9.000 comunità in funzione in tutta l’Europa. Oggi in Italia le CER e AUC (Autoconsumo Collettivo) sono meno di 100. Capofila nella promozione e nel sostegno alla creazione di comunità energetiche con l’obiettivo di abbassare il costo dell’energia è sicuramente il mondo delle cooperative;
  • per quanto riguarda le installazioni rinnovabili, nel 2023 si sono toccati i massimi storici, con il +345% dei potenziamenti su impianti esistenti e del +77% di nuove installazioni rispetto all’anno precedente;
  • sotto il profilo dell’occupazione è cresciuto il fabbisogno di professioni green con 1.918.610 contratti di attivazioni programmati, pari al 34,8% delle attivazioni totali, con un incremento di 102.490 unità rispetto alla precedente rilevazione. Si conferma la maggiore attenzione delle imprese di piccola e media dimensione alle attivazioni di green jobs. La domanda di skills e competenze inerenti alla sostenibilità ambientale ha interessato il 79,4% delle attivazioni programmate nel 2023; alla fine dello scorso anno, le figure professionali legate alla green economy rappresentavano il 13,4% degli occupati totali, 3.163 mila unità. Tra le aree aziendali più interessate dalle professionalità verdi sul totale delle attivazioni: logistica (incidenza 88,8%), progettazione e sviluppo (86,7%), aree tecniche (80,2%).

Guardando alle performance economiche si comprendono meglio le ragioni che spingono le imprese a investire in prodotti e tecnologie verdi. Le imprese ecoinvestitrici sono, infatti, più dinamiche sui mercati esteri rispetto a quelle che non investono (il 24% delle prime prevede un aumento nelle esportazioni nel 2024, contro un più ridotto 20% di quelle che non hanno investito), prevedono in un numero maggiore un aumentano del fatturato (32% contro 25%) e dell’occupazione (23% contro 15%). Hanno, inoltre, una maggiore capacità di creare associazioni e fare rete. Investire in attività green fa crescere di 6-7 punti percentuali la possibilità delle imprese di conseguire migliori performance aziendali.

L’88% del totale delle imprese eco-investitrici ha investito in tecnologie Net-Zero, ossia su quelle tecnologie che consentono alle imprese di rendere nulle le proprie emissioni di CO2, sia riducendo le emissioni reali sia favorendo azioni di compensazione. Le tecnologie Net-Zero su cui si sono concentrati gli investimenti di queste imprese hanno riguardato in primo luogo le tecnologie per le energie rinnovabili (87% dei casi), seguite dall’adozione di pompe di calore (23% dei casi), che permettono di sostituire l’utilizzo di combustibile fossile con energia elettrica, e le batterie per lo stoccaggio dell’energia (12% dei casi). Residuale l’adozione di tecnologie Net-Zero associate allo stoccaggio della CO2 (5% dei casi) oppure all’utilizzo di altri combustibili sostenibili o dell’idrogeno (rispettivamente 5% e 2% dei casi).

Uno sguardo all’immediato futuro
  • L’innovazione nel settore agroalimentare si mantiene una delle principali leve strategiche per affrontare le sfide legate alla sostenibilità, alla sicurezza alimentare e al cambiamento climatico, e abbraccia una vasta gamma di aree, tra cui la genetica agraria e le biotecnologie, la digitalizzazione dell’agricoltura, le pratiche di economia circolare, l’agricoltura conservativa e a basse emissioni di carbonio, e il rispetto del benessere animale. L’Italia si posiziona al primo posto in Europa per numero di aziende agricole biologiche.
  • Nel mondo dell’edilizia, conclusa la parentesi degli incentivi del Superbonus, si punta sulla nuova direttiva Case Green, che prevede la definizione da parte degli Stati Membri di un percorso nazionale di ristrutturazione progressiva del parco immobiliare residenziale, affinché il 55% della riduzione del consumo di energia primaria avvenga mediante la ristrutturazione del 43% degli edifici residenziali con le peggiori prestazioni energetiche. La filiera arredo-casa, continua il suo percorso di transizione ecologica: il 64,1% delle imprese acquista materie prime o semilavorati rinnovabili o prodotti in modo sostenibile, il 51,1% ha implementato modelli di business orientati alla circolarità e circa il 70% ha realizzato investimenti per l’efficientamento dei processi.
  • Il settore del tessile-moda ha la necessità di innovarsi quanto prima per adeguarsi agli interventi legislativi introdotti dalla UE e accelerare il superamento del fastfashion, dirigendosi verso modelli sostenibili e circolari. Una sfida da affrontare in una fase non positiva per il settore che registra gli effetti dell’inflazione e il rallentamento dei mercati interni ed esterni. L’industria del tessile-moda sta, per questo, lavorando alla lotta al greenwashing, alla riduzione della carbon footprint, all’introduzione di materiali a basso impatto e tracciabili lungo la filiera, nonché spingendo alla creazione dei Consorzi EPR (responsabilità estesa del produttore) per una migliore gestione e valorizzazione del fine vita.
  • Nel settore automotive, l’elettrificazione dei veicoli venduti è ancora a livelli bassi rispetto agli obiettivi previsti per il raggiungimento dei target UE di decarbonizzazione della mobilità, e lo sviluppo delle infrastrutture di ricarica arranca a decollare. Tuttavia, ci sono segnali positivi sul mercato dell’elettrico, con le emissioni medie di CO2 delle autovetture nuove immatricolate in Europa diminuite costantemente negli ultimi anni. In Italia, prosegue lentamente lo sviluppo e l’implementazione della mobilità elettrica, ma si registra un incremento della quota di produzione nazionale di autovetture elettriche e ibride che passa dal 40% del 2021 a quasi il 66,3% del 2024. L’Italia è anche a lavoro per sviluppare tecnologie ad idrogeno e una filiera dedicata a mezzi di trasporto pubblici elettrici, per rispettare il target europeo di 100% autobus urbani elettrici al 2030.
  • La chimica bio-based continua il suo percorso di ricerca su nuove applicazioni industriali, divenendo il tassello di partenza per spingere la circolarità di comparti come agricoltura, combustibili, cosmesi, polimeri e arredo. Le bioplastiche compostabili, punto di forza della chimica bio-based italiana, stanno vivendo una fase di flessione causata dalla concorrenza dei prodotti definiti impropriamente come “riutilizzabili” e dalle importazioni di manufatti compostabili dal Far East. Nonostante ciò, le imprese italiane delle bioplastiche sono aumentate nel 2023, arrivando a 288 unità.
  • In una direzione green si stanno muovendo anche importanti realtà di settori complessi come quello dell’acciaio che sta cogliendo la sfida della transizione green. L’industria siderurgica italiana è, infatti, leader nel processo di decarbonizzazione, prima tra i Paesi del G7 per quota di acciaio prodotto con ciclo a forno elettrico, una stima pari all’86%. Ma anche leader nell’efficienza energetica, con consumi per unità di prodotto ampiamente al di sotto della media europea e dei grandi Paesi UE.

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INCITE: il portale della Comunità Europea per l’innovazione a basso impatto ambientale


La piattaforma INCITE, recentemente lanciata dalla Commissione Europea rappresenta un’iniziativa chiave della revisione della Direttiva sulle Emissioni Industriali (IED), nata con l’obiettivo di incentivare l’adozione di tecnologie innovative e raccogliere informazioni a livello mondiale sulle tecniche ambientali industriali innovative che – se ritenute pronte per l’uso su scala industriale – forniscano significativi benefici ambientali e siano economicamente vantaggiose e che possano ridurre le emissioni, inclusi i gas serra e il consumo di risorse:

  • è stata progettata con lo scopo di ricevere e raccogliere dati da e su tutti i settori industriali coperti dalla direttiva IED; 
  • è gestita dal Centro comune di ricerca della Commissione e dalla DG Ambiente;
  • fornisce un supporto rilevante alle parti interessate, consentendo loro di prendere decisioni informate e promuove il dialogo e la cooperazione tra vari attori, tra cui industrie, provider tecnologici, enti di ricerca, decisori politici e investitori, facilitando così un approccio integrato per l’adozione di soluzioni innovative;
  • mette a disposizione un’analisi dettagliata delle prestazioni ambientali, della maturità tecnologica, dei costi e dei benefici, oltre a evidenziare le potenziali sinergie fra le diverse tecnologie;
  • si propone di facilitare l’accesso alle opportunità di finanziamento e migliorare la trasparenza rimuovendo le barriere informatiche.

Attualmente sono a disposizione degli utenti una ventina di tecniche esemplificative, derivanti da progetti in corso finanziati dall’UE, tra cui programmi di cattura e stoccaggio del carbonio nei settori del cemento e della calce e fornaci ibride nell’industria del vetro. Di particolare importanza per il popolamento della piattaforma INCITE sono le seguenti aree nelle quali si possono prevedere benefici ambientali significativi dall’implementazione di tecniche industriali innovative:

  • decarbonizzazione,
  • disinquinamento,
  • efficienza energetica, idrica e dei materiali,
  • economia circolare.
Per sottoporre una tecnica innovativa e contribuire a popolare la piattaforma INSITE
  • Le tecniche devono raggiungere un livello di maturità tecnologica dimostrato in un ambiente rilevante dal punto di vista industriale nel caso di tecnologie abilitanti chiave o una dimostrazione del prototipo di sistema in un ambiente operativo (almeno Technology Readiness Level (TRL) 6-7);
  • la tecnologia deve essere almeno al livello della produzione e dimostrazione pilota e deve aver progredito oltre i test iniziali;
  • devono essere presenti dati misurati, calcolati o stimati relativi alle prestazioni (ad es. parametri di prestazione sia ingegneristici che ambientali quali parametri di progettazione, consumo misurato di energia o acqua, emissioni nell’aria, nell’acqua o nel suolo, ecc.) nonché valutazioni finanziarie e prototipi reali e devono essere disponibili le convalide.
Processo di analisi delle tecniche innovative presentate, idoneità e pubblicazione

Il team di INCITE analizzerà attentamente le tecniche innovative presentate volontariamente dalle parti interessate, garantendo che ciascuna tecnica venga esaminata per il suo potenziale nel favorire la decarbonizzazione. L’esame prevede uno screening iniziale durante il quale verranno analizzate le prestazioni ambientali (confrontando la tecnica proposta con un’alternativa rilevante o con un riferimento, che dovrebbe essere una tecnica implementata, disponibile in commercio e riconosciuta come in grado di fornire il massimo livello possibile di protezione ambientale) al fine di determinare se la tecnica fornisce un livello di protezione ambientale più elevato o un livello uguale di protezione ambientale a costi inferiori rispetto all’alternativa pertinente attualmente applicata. Inoltre, verranno esaminati i potenziali effetti crossmediali della tecnica, inclusa l’identificazione di potenziali compromessi o conseguenze indesiderate associate all’implementazione della tecnica.

Le tecniche che superano lo screening iniziale, verranno pubblicate sulla piattaforma INCITE come in fase di revisione. Seguirà un’analisi più approfondita delle informazioni presentate. Alla fine del questo processo, le tecniche che avranno superato con successo un’analisi completa saranno chiaramente identificate come tali nella piattaforma e pubblicate.

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“Decreto CER”: per promuovere la nascita e lo sviluppo delle Comunità Energetiche Rinnovabili e dell’autoconsumo diffuso in Italia.


Nel dicembre 2015, alla COP21 di Parigi, è stato firmato un accordo internazionale che fissa l’obiettivo di mantenere il riscaldamento globale entro la fine di questo secolo al di sotto di 2 gradi rispetto ai livelli preindustriali, e possibilmente limitarlo a 1,5 gradi. La Cop26 di Glasgow, che si è tenuta nel novembre 2021, ha sancito l’impegno a raggiungere entro il 2050 la cosiddetta Carbon Neutrality.

Per perseguire questo obiettivo lo strumento principale è la transizione energetica, cioè il passaggio da un mix energetico centrato sui combustibili fossili a uno a basse o a zero emissioni di carbonio, basato sulle fonti rinnovabili.

La transizione energetica, però, non si limita ad essere un mero cambiamento nell’utilizzo delle risorse che porta allo sviluppo di energie pulite: deve ‘essere un cambiamento di paradigma dell’intero sistema.

Su tale fronte si è impegnato il Governo italiano, ed in particolare il Mase (Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica) il quale, in data 23 Gennaio 2024, ha pubblicato all’interno del proprio sito, il Decreto CER, cioè un decreto che promuove la nascita e lo sviluppo delle Comunità energetiche rinnovabili e dell’autoconsumo diffuso in Italia.

Cosa sono le comunità energetiche?

Con il termine “comunità energetiche” si fa riferimento a delle comunità costituite da gruppi di individui, aziende o enti locali, i quali collaborano per generare, condividere e successivamente distribuire energia ricavata da fonti rinnovabili.

L’obiettivo è quello di  andare ad attuare dei progetti che portino alla produzione e distribuzione di energia rinnovabile, ma con un approccio generalizzato, dove i membri della comunità sono sia produttori che consumatori.

l’energia prodotta, infatti, entra direttamente nella rete di distribuzione e viaggia in entrambe le direzioni, cioè verso le reti di trasmissioni oppure verso le utenze.

Il decreto del Mase e le due strade per promuovere le CER

ll decreto individua due strade per promuovere lo sviluppo delle Comunità Energetiche all’interno del territorio italiano:

  • Un contributo a fondo perduto fino al 40% dei costi ammissibili, finanziato dal Pnrr e rivolto alle comunità i cui impianti sono realizzati nei comuni sotto i 5mila abitanti che supporterà lo sviluppo di due gigawatt complessivi
  • Una tariffa incentivante sull’energia rinnovabile prodotta e condivisa per tutto il territorio nazionale.

I due benefici sono tra loro cumulabili. Attraverso il provvedimento sarà dunque favorito lo sviluppo di 5 Gigawatt complessivi di impianti di produzione di energia rinnovabile. Inoltre, saranno resi disponibili dal Gse, sul proprio sito istituzionale documenti e guide informative. L’obiettivo è quello di supportare gli utenti nella costituzione delle CER, anche grazie ad un accordo con il Mase, il quale lancerà una campagna informativa per rendere consapevoli i consumatori dei benefici legati al nuovo meccanismo.

A cura del dott. Francesco Tasca – Servizi CSR-Ambiente CCIAA di Treviso – Belluno


Sitografia:

Green New Deal: progetti di ricerca, sviluppo e innovazione per la transizione ecologica e circolare negli ambiti del Green New Deal italiano

L’incentivo, realizzato nell’ambito del Fondo per la crescita sostenibile (FCS), è disciplinato dal decreto 1° dicembre 2021 del MiSE di concerto con il MEF, sostiene con agevolazioni finanziarie la realizzazione di progetti di ricerca, sviluppo e innovazione nell’ambito delle finalità di transizione ecologica e circolare del Green New Deal italiano.

L’intervento sostiene progetti coerenti con gli ambiti di intervento del Green New Deal italiano, con particolare riguardo agli obiettivi di:

  • decarbonizzazione dell’economia
  • economia circolare
  • riduzione dell’uso della plastica e sostituzione della plastica con materiali alternativi
  • rigenerazione urbana
  • turismo sostenibile
  • adattamento e mitigazione dei rischi sul territorio derivanti dal cambiamento climatico

Le attività di ricerca industriale e sviluppo sperimentale devono essere finalizzate alla realizzazione di nuovi prodotti, processi o servizi o al notevole miglioramento di prodotti, processi o servizi esistenti.

Possono beneficiarne imprese di qualsiasi dimensione che esercitano attività industriali, agroindustriali, artigiane, di servizi all’industria e centri di ricerca, che presentano progetti singolarmente o in forma congiunta.

La procedura di accesso alle agevolazioni può avvenire secondo 2 procedure distinte:

  1. a sportello, per i programmi di importo non inferiore a 3 milioni e non superiore a 10 milioni di euro, con un massimo di tre imprese partecipanti
  2. negoziale, per i programmi di importo superiore a 10 milioni e non superiore a 40 milioni di euro, con un massimo di cinque imprese partecipanti.

La domanda di agevolazioni e la documentazione devono essere redatte e presentate in via esclusivamente telematica dalle ore 10.00 alle ore 18.00 di tutti i giorni lavorativi, dal lunedì al venerdì, utilizzando la procedura informatica indicata nel sito internet del Soggetto gestore per la richiesta delle agevolazioni a valere sull’intervento “D.M. 1° dicembre 2021 – Green New Deal/22”.

Le risorse disponibili:
  • 600 milioni di euro per la concessione dei finanziamenti agevolati, a valere sul Fondo rotativo per il sostegno alle imprese e gli investimenti in ricerca (FRI), di cui:
  • 300 milioni destinati ai progetti che accedono alla procedura a sportello;
  • 300 milioni destinati ai progetti che accedono alla procedura negoziale.
  • 150 milioni di euro per la concessione dei contributi, di cui:
  • 75 milioni destinati ai progetti che accedono alla procedura a sportello;
  • 75 milioni destinati ai progetti che accedono alla procedura negoziale.
Le agevolazioni:
  • Finanziamenti agevolati del FRI di importo pari al 60% dei costi di progetto, accompagnati da finanziamenti bancari per il 20% e in presenza di idonea attestazione creditizia.
  • Contributi a fondo perduto, per una percentuale massima delle spese e dei costi ammissibili di progetto: pari al 15 % come contributo alla spesa, a sostegno delle attività di ricerca industriale e sviluppo sperimentale e per l’acquisizione delle prestazioni di consulenza relative alle attività di industrializzazione; pari al 10 % come contributo in conto impianti, per l’acquisizione delle immobilizzazioni oggetto delle attività di industrializzazione.

Per maggiori informazioni